LADY BIRD_ TREE LADY BIRD_SHOES , tecnica mista su tela, 50x40cm, 2013

Mariarosaria Stigliano SOLO EXHIBITION

Studio Arte Fuori Centro GALLERY

via Ercole Bombelli 22, Roma (Italy)

1-18 April 2014

curated by Loredana Rea


"The great works done in graphite on paper or in mixed media (with a predominant black and white) suggest the stages emblematic of an initiatory path of self-discovery in a world difficult to live (...). The characters created by the English writer are changed: Alice is now a young woman who has to deal with the problems of the present, the rabbit is a male figure reassuring and disturbing at the same time, the foot soldiers of the cards become soldiers ready to charge, to outline the complexity of everyday life."  Loredana Rea

SEGUENDO IL CONIGLIO BIANCO

nel disegno di una realtà straniante

di Loredana Rea

Chi sa se un giorno avrebbe raccolto intorno a sé altre bambine, per fare che i loro occhi brillassero come stelle al racconto del suo (oramai tanto lontano) viaggio nel Paese delle Meraviglie. Chissà se avrebbe saputo partecipare, ancora con lo stesso cuore ai piccoli dispiaceri e alle loro semplici gioie, nel ricordo della sua vita di bambina e dei suoi felici giorni d'estate. Lei era certa che Alice ne sarebbe stata capace.

Lewis Carroll

Per Mariarosaria Stigliano il disegno rappresenta non soltanto lo spazio privilegiato di ogni sperimentazione, in cui ha definito i termini di una progettualità declinata con accetti assolutamente specifici, ma anche lo spazio in cui si compie, attraverso un linguaggio affabulatorio e al tempo stesso allusivamente straniante, la sublimazione delle esperienze del quotidiano.

La carta, la grafite, il carboncino, i pastelli, gli inchiostri e pochi altri mezzi sono gli elementi indispensabili a costruire una raffinata dialettica tra la superficie e i segni su di essa tracciati, capace di restituire la complessa profondità di una dimensione immaginativa, in cui senza soluzione di continuità le tracce del vissuto si mescolano a un'artificialità ricercata e perturbante. Attraverso essa l'artista controlla la tessitura degli orditi e delle trame, modella lo sviluppo dei volumi, regola l'intensità della luce e delle ombre, a mettere in atto un singolare processo di comprensione di sé e di trascendimento, cosicché il proprio sentire possa trasformarsi compiutamente in materia d'arte, assaggiando l'ebbrezza dello sconfinamento con la certezza di poter tornare sempre da dove si è partiti.

Per questa esposizione Stigliano ha realizzato un affresco della contemporaneità dal carattere inconfondibilmente noir, dai toni intimistici e a tratti volutamente provocanti, dove nulla è mai ciò che sembra. Il punto di partenza sono i due romanzi di Carroll ma la sua Alice è poco fiabesca e molto disincantata: accenti metropolitani e atmosfere underground definiscono, infatti, il carattere di un racconto differente, in cui i codici onirici diventano chiavi interpretative di inquietudini che affondano profondamente le radici nella quotidianità.

Ciò che ne risulta è un racconto visionario, provocatorio, rigoroso, che apre nella realtà crepe profonde, dalle quali emergono il non detto, il rimosso, la fragilità di un'esistenza legata alla consapevolezza critica dell'età adulta. I personaggi creati dallo scrittore inglese si trasformano, lasciando affiorare prepotentemente ciò che in origine era celato: la doppiezza rivelata spalanca le contraddizioni del mondo, per innescare un meccanismo di ossessiva interrogazione sullo statuto del reale. Alice è ormai una giovane donna che deve affrontare la problematicità del presente, il coniglio è una figura maschile rassicurante e inquietante al tempo stesso, mentre i fanti delle carte diventano soldati pronti a caricare, per delineare la complessità del vivere quotidiano. Si muovono tra la durezza di una consuetudine di vita sostanziata di violenza e sopraffazione e una dimensione fiabesca, che non ha un lieto fine prestabilito, anzi potrebbe averne affatto, poiché le illusioni più attraenti all'improvviso possono mutarsi negli incubi più tetri. L'intento è fermare il tempo della coscienza, sezionarlo in una miriade di frammenti da ricomporre, superando l'ossessione di dover spiegare ogni cosa. L'ordine della struttura narrativa si dissolve a poco a poco, senza smarrirsi del tutto, rivelando sia la ricchezza sia la minaccia di un sogno ossessivamente pronto a ripartire, in una sorta di balbettio disordinato ma non illogico.

I grandi lavori realizzati su carta, a grafite o in tecnica mista (con una predominante di bianco e nero che avvolge con maestria tra spire psicotiche, pronte a cancellare ogni traccia di manierata bellezza), suggeriscono le tappe di un percorso iniziatico talvolta cacofonico, conturbante eppure irresistibile, attraverso un mondo difficile da vivere tra solitudini alienanti e inquietanti presenze, in cui trovano accoglienza eccessi e normalità, ordinarietà e devianze, proprio come nei film di David Lynch.

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