DEIRDRE

INVITO DEIRDRE FRONTE mostra 2008 Mariarosaria Stigliano
INVITO DEIRDRE FRONTE mostra 2008 di Mariarosaria Stigliano

L’A.I.C.I., Associazione Interculturale Italo-Irlandese, prosegue la sua significativa attività di polo umanistico tra le due culture proponendo la mostra di incisione dell’artista italiana Mariarosaria Stigliano dedicata all’opera Deirdre di William Butler Yeats a cura di Rosemary Perna – testi di Patrizia Montebello

Via Tiberio Imperatore 5- Roma
Dal 28 Marzo al 2 Aprile 2008
Orario: 18.00 – 20.00

Il vernissage di “DEIRDRE” avrà luogo venerdì 28 marzo a partire dalle ore 19.00; nel corso dell’evento interverrà il professor Enrico Terrinoni docente presso l’università “Roma tre” Roma.

INVITO DEIRDRE RETRO
Retro dell’invito alla mostra Deirdre

Il ciclo silografico oggetto dell’evento espositivo riflette in chiave misterico simbolico il riferimento testuale, interpretando attraverso coinvolgenti immagini evocative quella che è forse una delle più famose e discusse leggende irlandesi.

«Già Samuel Ferguson si era provato, al tempo della “Giovane Irlanda”, a raccontare nei suoi versi metallici e diligenti uno dei grandi miti dell’antica Irlanda, quello che più di qualsiasi altro turberà e affascinerà la fantasia dei poeti irlandesi: la favola di Deirdre. Raccontava la leggenda come costei dovesse andare sposa al gran re Conchubar, e come si sottraesse alle nozze fuggendo con un giovane guerriero, Naoisi. Per molti anni gli uomini del re li inseguirono per le montagne che erano diventate loro rifugio, ma solo l’inganno riuscì a perderli. Invitati ad una festa di riconciliazione, Deirdre e Naoisi sono catturati. Naoisi è messo a morte e Deirdre sfugge di nuovo al re, togliendosi la vita. Nella fantasia dei poeti d’Irlanda il mito dolcissimo diventò il mito guerriero: Deirdre fu il simbolo della libera volontà morale che riconosce e sceglie il proprio destino, e non acconsente a nessuna forma di tirannia oggettiva, fisica. Deirdre fu L’Irlanda ingannata e ridotta in schiavitù, ma ancora libera nella sua gagliardia morale. »
(G. Manganelli, Il Rinascimento celtico, cit.).